Articolo presente sul bollettino INforma (02/2018) sezione trentina di Italia Nostra

VALLO TOMO DI MORI

OPERE DI RIPRISTINO AMBIENTALE?

Come già esposto in precedenti articoli, nel corso del 2017 è stato realizzato a Mori, poco a monte dell’abitato di via Teatro, un enorme trincerone. Successivamente, l’ammasso roccioso soprastante, cosiddetto pericolante, è stato eliminato con esplosivo, provocando una vistosa frana fino al vallotomo. Si è giunti così all’inutile distruzione (bastava fissare l’ammasso roccioso alla roccia sana retrostante) di un vasto territorio di grande valore storico, tradizionale, sociale, affettivo, agronomico e di straordinaria importanza paesaggistico-ambientale.

In questi mesi primaverili ed estivi il Servizio provinciale prevenzione rischi, la famosa Protezione Civile, sta procedendo a “interventi di inserimento ambientale”: opere edili e opere del verde valutate nel marzo 2018 poco più di 300 mila euro.

Si è iniziato nella primavera con il rifare i muretti in pietra a secco demoliti dalla frana. Il risultato dei nuovi manufatti è però decisamente sconfortante, come dimostrano le immagini. Le murature sono state ricostruite in modo molto affrettato da operai non specializzati, e sono di qualità molto inferiore a quella delle murature superstiti : costruite con elementi di grossa mole posti sopra altri di piccola pezzatura; composte in modo disordinato, tale da non garantire la stabilità e la durata nel tempo (ammassi di pietre più che muri); qualche parte non costruita “a secco”, con evidente presenza di calcestruzzo.

Molti di questi manufatti sarebbero da rifare, e fa sorridere il pensiero che la Provincia ha promosso una scuola di costruzione dei muri a secco: sembra che la Protezione Civile ne ignori l’esistenza, oppure non intenda migliorare la qualità del lavoro nemmeno nel ripristino dei danni.

Si è proseguito ponendo in opera sulla sommità del trincerone una linea vita di sicurezza e costruendo muri di pietra e cemento armato a valle del vallotomo (al circa 160 cm), presumibilmente per separare in modo netto la proprietà della PAT da quella dei privati . Perplessità nascono anche qui, perché il muro a nord non è munito di alcun foro di drenaggio, né di giunti di dilatazione nonostante la sua notevole lunghezza (circa 100 metri).

I lavori di abbellimento per i quali è stato appositamente incaricato un architetto paesaggista non sono ancora visibili; la natura nel frattempo ha provveduto a stendere sul trincerone una pietosa copertura verde che in parte mimetizza il danno, ma certo non può risarcire gli alti valori che in quell’area sono stati inutilmente e irreparabilmente distrutti.

 

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