Rassegna stampa: 27 maggio 2016

Da L’Adige – 27 maggio 2016

Un masso pericolante di 500 metri cub
Il dossier della Provincia:
perché intervenire subito
barbara goioMORI – Quello che Comune e Provincia vogliono costruire nelle prossime settimane tra Mori Vecchio e Monte Albano è uno sbarramento di terra battuta completamente ricoperto di erba e cespugli che proteggerà case e abitanti, oppure è un orribile muro di contenimento che distruggerà per sempre l’armonia della bella zona di orti e giardini? E ancora, il sasso pericolante che minaccia il borgo, è una bomba a tempo da 500 metri cubi che resta su per miracolo oppure è un pezzo di montagna che, come è naturale che sia, ha le sue crepe? Dopo i botta e risposta politici, ora la parola passa agli esperti e sul sito del Comune di Mori ci sono alcuni dei documenti che spiegano la situazione.
Cosa c’è dunque sopra la testa dei moriani? Roccia, dolomia e calcare per lo più, che si presenta fessurata in diversi tratti sia a causa degli agenti atmosferici, che per la storia geologica: una delle ultime glaciazioni ha infatti lasciato la parete abbastanza malmessa e fratturata, con l’acqua che si infiltra e gela. La situazione è peggiorata dal fatto che a valle non c’è un bosco denso e vasto che sia in grado di fermare i sassi che potrebbero distaccarsi.
Questi sono alcuni dati che emergono dalla perizia fatta quasi dieci anni fa dal geologo Cristiano Belloni, e che dice: «I fenomeni non sono ancora esauriti, perciò in qualche punto si presentano volumetrie rocciose apparentemente prossime all’isolazione totale, trattenute evidentemente da vincoli rocciosi più o meno consistenti il cui eventuale distacco potrebbe generare a valle delle situazioni di indubbia pericolosità». Già allora si ipotizzavano due tipi di interventi, le opere di difesa attiva (reti metalliche, chiodature, tiranture, iniezioni di miscele cementizie, strutture di cemento armato) e quelle di difesa passiva (valli-tomo, trincee, barriere paramassi metalliche), e già allora il vallo-tomo risultava la soluzione migliore secondo «unanime accordo con il Servizio calamità pubbliche e il Servizio geologico». E questo per diversi motivi: l’area è molto estesa, i cantieri in parete sono costosi e c’è una falda detritica attiva.
I recenti distacchi, di Ravazzone e sul sentiero della ferrata, di sicuro hanno creato allarme, e le analisi fatte con strumenti un po’ più moderni come le riprese aeree con i droni e con i laser scanner, hanno evidenziato questo diedro, che è al centro dell’ultimo studio elaborato dal geologo Giacomo Nardin. Non sono rose e fiori: il masso pericolante è di circa 500 metri cubi è proprio sopra il paese e le spaccature che lo riguardano vanno da 50 cm a 4 metri. In poche parole, «La pervasività delle fessure da trazione permette di ipotizzare con ragionevole sicurezza la completa disgiunzione del retrostante ammasso roccioso».
I massi sul prato proprio dietro il santuario, che ora sono il paradiso dei ragazzini che fanno bouldering, stanno a raccontare che il mondo naturale è in continuo divenire. Sta agli uomini trovare i modi per conviverci al meglio. «La sicurezza prima di tutto, ma non abbiamo i dati per dire che un’opera così impattante come il vallo-tomo sia necessaria: il macigno è su da secoli e ci possono essere altri modi per metterlo in sicurezza, o incollandolo o facendo un vallo temporaneo ad hoc» è la posizione del presidente del consiglio comunale Renzo Colpo. «Prevenire è essenziale, non possiamo mettere a rischio i cittadini e per questo è stato firmato un verbale di somma urgenza, e il vallo-tomo è la barriera che dà le migliori garanzie» ribatte il sindaco di Mori Stefano Barozzi.
La partita è ancora tutta da giocare ma gli sguardi dei moriani verso Monte Albano sono, in queste settimane, un po’ più preoccupati.

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